LiteraturCafé
Obergasse 11
Biel | Bienne
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Biel | Bienne
Una serata in compagnia di Margherita Coldesina, poetessa e autrice ticinese dalla voce inconfondibile e profonda. Cosa aspettarsi dall'incontro? Un po' di prosa, tanta poesia e uno scambio libero e conviviale con il pubblico, accompagnato da un aperitivo.
Quella prosa derelitta
La prosa la scrivo di nascosto o, piuttosto, si scrive (da sola) di nascosto. Ma mica faccio apposta a trattarla come si tratta il figlio di mezzo - né il primo, imbattibile, né l'ultimo, imbattuto. La mia prosa sta venendo su con una croce: essere sepolta dietro la lapide del pudore. E però, ignara di sé, cresce vigorosa e si moltiplica all'ombra della poesia che, invece - al pari di una regina di cuori - si atteggia a primogenita e, anzi, preferita. La prosa si comporta come si comportano le cenerentole, questo è il fatto. Non dà fastidio, ma esiste. Il rumore del silenzio è più forte del rumore normale, lo sanno tutti. Ecco, appunto: le (sue) voci sono arrivate anche a me. (Impudica come le bambine molto belle). E adesso ce l'ho in casa, addosso, dentro lo specchio quando mi guardo l'attaccatura dei capelli, la mia prosa. Non finisce mai. Anche adesso: datemi una fine, sennò lei continua, esplora. E (si) scopre.
Quello schianto della poesia
La poesia mi arriva addosso come un pullman. Uno schianto fatale, ineludibile e violento in cui però restiamo vive entrambe - io e la poesia. Un grande poeta inglese dell'Ottocento diceva che interpretare le poesie è inutile, interpretare qualsiasi cosa è inutile. Io credo nel coraggio di arrendersi a quel gioiello incastonato nella roccia buia del controllo che è il silenzio. Arrendersi a un deserto lessicale di pace dove esiste solo la poesia e l'atto del riceverla; come un bambino riceve un pallone in mano e, senza pensarci, rilancia. Ecco dunque: giochiamocela. E lasciamo che la poesia ci venga incontro sulle sue gambette impreparate al clamore del giorno. Come fanno tutte le cose speciali.
Margherita Coldesina
Ha pubblicato due raccolte poetiche: "Il gioco era dirsi” (LietoColle, 2012, Premio speciale ‘Profumo degli anemoni, Milano), e “Povera mucca” (La Vita Felice, 2019, ‘Premio Poestate’, Lugano). Appare nelle antologie “Non era soltanto passione” (ed. Alla Chiara Fonte, 2018), “Anthology of young Swiss Italophone poets” (ed.Vakxikon, Atene, 2019), "Poeti per Vincenzo Vela" (Casagrande, 2020), "Passaggi in versi, potere alla parola" (Il Mosaico, 2022), “Orecchio all’occhio. Immagini e poesia” (ed. Liberodiscrivere, 2023). Le sue poesie sono state tradotte in spagnolo per la Fundacion Pablo Neruda di Santiago del Cile. Nel 2024 appare nell’opera collettiva “E.N.” per l’editore Bazarbookpress.
Ilaria Macera si è formata presso l'Università di Firenze. Nel 2016 ha vinto la Borsa di ricerca del Centro studi “Aldo Palazzeschi” con un progetto inteso a indagare i rapporti tra Palazzeschi e gli artisti Alberto Magnelli e Mino Maccari. Nel 2020 ha conseguito il Dottorato in Italianistica con una tesi sui rapporti tra Niccolò Tommaseo e gli editori fiorentini, sotto la supervisione del prof. Simone Magherini. Dal gennaio 2021 è all’Université de Fribourg (CH), dove collabora al progetto Ugo Foscolo, Epistolario 1825-1827 sotto la direzione del prof. Paolo Borsa. Collabora alle attività cultura de Il circolino di Biel | Bienne.
Quella prosa derelitta
La prosa la scrivo di nascosto o, piuttosto, si scrive (da sola) di nascosto. Ma mica faccio apposta a trattarla come si tratta il figlio di mezzo - né il primo, imbattibile, né l'ultimo, imbattuto. La mia prosa sta venendo su con una croce: essere sepolta dietro la lapide del pudore. E però, ignara di sé, cresce vigorosa e si moltiplica all'ombra della poesia che, invece - al pari di una regina di cuori - si atteggia a primogenita e, anzi, preferita. La prosa si comporta come si comportano le cenerentole, questo è il fatto. Non dà fastidio, ma esiste. Il rumore del silenzio è più forte del rumore normale, lo sanno tutti. Ecco, appunto: le (sue) voci sono arrivate anche a me. (Impudica come le bambine molto belle). E adesso ce l'ho in casa, addosso, dentro lo specchio quando mi guardo l'attaccatura dei capelli, la mia prosa. Non finisce mai. Anche adesso: datemi una fine, sennò lei continua, esplora. E (si) scopre.
Quello schianto della poesia
La poesia mi arriva addosso come un pullman. Uno schianto fatale, ineludibile e violento in cui però restiamo vive entrambe - io e la poesia. Un grande poeta inglese dell'Ottocento diceva che interpretare le poesie è inutile, interpretare qualsiasi cosa è inutile. Io credo nel coraggio di arrendersi a quel gioiello incastonato nella roccia buia del controllo che è il silenzio. Arrendersi a un deserto lessicale di pace dove esiste solo la poesia e l'atto del riceverla; come un bambino riceve un pallone in mano e, senza pensarci, rilancia. Ecco dunque: giochiamocela. E lasciamo che la poesia ci venga incontro sulle sue gambette impreparate al clamore del giorno. Come fanno tutte le cose speciali.
Margherita Coldesina
Ha pubblicato due raccolte poetiche: "Il gioco era dirsi” (LietoColle, 2012, Premio speciale ‘Profumo degli anemoni, Milano), e “Povera mucca” (La Vita Felice, 2019, ‘Premio Poestate’, Lugano). Appare nelle antologie “Non era soltanto passione” (ed. Alla Chiara Fonte, 2018), “Anthology of young Swiss Italophone poets” (ed.Vakxikon, Atene, 2019), "Poeti per Vincenzo Vela" (Casagrande, 2020), "Passaggi in versi, potere alla parola" (Il Mosaico, 2022), “Orecchio all’occhio. Immagini e poesia” (ed. Liberodiscrivere, 2023). Le sue poesie sono state tradotte in spagnolo per la Fundacion Pablo Neruda di Santiago del Cile. Nel 2024 appare nell’opera collettiva “E.N.” per l’editore Bazarbookpress.
Ilaria Macera si è formata presso l'Università di Firenze. Nel 2016 ha vinto la Borsa di ricerca del Centro studi “Aldo Palazzeschi” con un progetto inteso a indagare i rapporti tra Palazzeschi e gli artisti Alberto Magnelli e Mino Maccari. Nel 2020 ha conseguito il Dottorato in Italianistica con una tesi sui rapporti tra Niccolò Tommaseo e gli editori fiorentini, sotto la supervisione del prof. Simone Magherini. Dal gennaio 2021 è all’Université de Fribourg (CH), dove collabora al progetto Ugo Foscolo, Epistolario 1825-1827 sotto la direzione del prof. Paolo Borsa. Collabora alle attività cultura de Il circolino di Biel | Bienne.